Le funzioni esecutive? Si allenano conoscendo le emozioni

Nella prima serata di un progetto pilota Nadinka Balmelli ha invitato un’ergoterapista. “Ma il vero lavoro si fa a casa”.

Le emozioni sono il centro di tutto, il cuore pulsante della vita, soprattutto in bambini ed adulti neurodivergenti, da comprendere, vivere, attraversare e accettare. Senza una loro conoscenza, senza abbracciarle e vederle, non è possibile portare a termine quello che la vita richiede e soprattutto stare bene.

Per Nadinka Balmelli,consulente relazionale che si definisce fieramente ADHD, è il fulcro, il sine qua non per poter lavorare e interagire.

Giovedì 23 aprile nella prima serate di un progetto di parent training unico nel suo genere, che vuole essere uno spazio di ascolto, condivisione e strategie senza giudizio, che non dia etichette o patologicizzi ma consenta di aprirsi, ha riunito un gruppo di genitori ed educatori che interagiscono quotidianamente con bambini neuro divergenti. Ha parlato di neurodivergenza vera, reale, da toccare con mano ogni giorno, quella che vive e che ha conosciuto per i suoi figli. “Solo un ADHD che ce l’ha fatta può aiutare un ADHD”: questa è la vera unicità dei suoi percorsi. 

Non ha portato teoria, ma un racconto vero dentro questi cervelli e strategie pratiche, integrati da strumenti di coaching e di autonalisi, perché a suo avviso il vero lavoro parte dai genitori.

Per parlare di funzioni esecutive, ha invitato un’ergoterapista, Matilde Verna di Obiettivo Ergoterapia, che ha spiegato che cosa può fare l’ergoterapia per questi cervelli che lei definisce speciali, ma poi ha parlato di emozioni. “Se non si conosce il proprio motore emotivo e non lo si riconosce, imparando a starci, esso prende il sopravvento, si procrastina, si fugge, si abbandona, si reagisce invece di agire e le funzioni esecutive, quelle che permettono di vivere la quotidianità, sono compromesse. E con esse non solo la possibilità di stare attivamente nella società, che le richiede, ma anche il benessere: le funzioni esecutive permettono di vivere sereni, perché quando si riesce a portare a termine quel che si deve, salgono dopamina e adrenalina”.

Cosa sono le funzioni esecutive e che cosa fa l’ergoterapia

Le funzioni esecutive sono delle capacità mentali che consentono di controllare, organizzare e regolare il comportamento, utili in ogni ambito della vita. Degli esempi sono la memoria di lavoro, che consente di ricordarsi delle informazioni mentre vengono usate, l’attenzione e la concentrazione, l’autocontrollo che fa sì che non si agisca d’impulso (impresa ardua per cervelli neurodivergenti…), la pianificazione e l’organizzazione.

I bambini ADHD, per come è conformato il loro cervello e per il loro diverso funzionamento, spesso faticano ad apprenderle e ad averle a disposizione nella vita di ogni giorno. L’ergoterapia lo affianca, con metodi giocosi ma altamente personalizzati e centrati sulle difficoltà di ognuno, ad acquisirle, allenarle e migliorarle. In senso pratico, supporta nella creazione di routine, nel comprendere che cosa va fatto, in che ordine e in che modo, che sia studiare o banalmente avere una sequenza pratica e temporale che permetta di lavarsi i denti e andare a letto.

L’ergoterapista costruisce una relazione, basilare per le persone neurodivergenti (che prosperano nella sicurezza e in contesti in cui si sentono sostenute, accettate e libere di essere sé stesse), in cui permettere di apprendere le competenze che poi serviranno nella scuola e nella società. Promuove l’autonomia nelle attività di vita quotidiana, supporta le funzioni esecutive e la regolazione emotiva, adatta routine e ambienti e lavora a stretto contatto con scuola e famiglia, spesso portando consigli pratici, come l’uso di una coperta ponderata per dormire con un maggior senso di contenimento e di rassicurazione o di una balance ball per contenere il bisogno di movimento. Spesso utilizza l’integrazione sensoriale, sfruttando il processo neurobiologico che organizza le informazioni sensoriali, in cui sono coinvolti i cinque sensi e la propriocezione, in modo da permettere al bambino di rispondere in modo adeguato all’ambiente. 

Per i piccoli ADHD infatti i sensi sono amplificati e un gusto, un sapore, un odore, persino una consistenza possono essere percepiti molto più intensamente rispetto ad un cervello neurotipico, aggiungendosi alle altre informazioni  e stimoli che sovraccaricano il sistema emotivo e inibiscono le funzioni esecutive.

“Insegnare a stare nelle emozioni: tocca alla famiglia”

Che ruolo hanno i genitori in questo processo, oltre a lavorare a stretto contatto con l’ergoterapista, portando le loro esigenze alla scuola? “Il vero lavoro lo fate voi”, ha spiegato Nadinka, convinta che i figli imparino ad autoregolarsi, a conoscersi e a relazionarsi a partire da quel che vedono. “Insegnate loro a stare nelle emozioni, stando nelle vostre. Aiutateli a capire quando prendersi una pausa, abbassare gli stimoli e favorire dunque il flusso delle funzioni esecutive”.

Ha esortato a farlo con pazienza, comprendendo, amando e accettando le diversità di funzionamento, ma soprattutto con l’esempio. “Per una persona ADHD il peggior gesto che si può fare in una relazione è chiudersi, perché nella sua amigdala sono registrate delle espressioni emotive che le portano a sentirsi respinti, inadeguati, sbagliati”. Il suo consiglio è di mostrare loro la vita vera, dove ci si siede con le proprie emozioni. “Come possono i bambini sentirsi sicuri ad esprimersi, se il genitore non lo fa?”.

Quindi, per lei è fondamentale essere coerenti e autentici, portando quello che si sta provando, spiegando le proprie fatiche e le proprie problematiche, in modo che anche loro si sentano liberi di parlarne e non se ne sentano responsabili. “Un bimbo che vede un genitore affaticato perché lo deve portare a ergoterapia pensa che sia colpa sua che ha bisogno un supporto, non comprende che in realtà la fatica nasce dal carico mentale”. 

La verità delle emozioni

E soprattutto, il suo consiglio è di essere veri, di riconnettersi al proprio essere, togliendo le maschere. Il processo del masking inizia presto nei bambini ADHD, quando devono contenere impulsività e bisogni per rispettare le routine scolastiche, andando poi in completo blackout quando stare seduti, ascoltare e tenere la penna in modo corretto è troppo per loro. E spesso il masking prosegue da adulti, dove si reprimono le proprie emozioni per poi vederle esplodere. 

Nadinka ha invitato a insegnare a ciascuno a trovare le proprie strategie, insegnando però il rispetto dei confini, emotivi e spaziali, dell’altro. “La scuola insegna, a casa è una palestra di vita”, è il suo motto. Ma vale bidirezionalmente: “I bambini ci scelgono per insegnarci qualcosa, per portare una missione dell’anima”.

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